Serenissimamamente, contemporaneamente e sorprendentemente…

SüdtirolNon siamo impazziti, non preoccupatevi 😉 Ma gli avverbi che terminano in -mente dovrebbero essere aboliti dalla lingua italiana ed evitati come la peste bubbonica all’interno dei dialoghi di un romanzo.

Per la serie piccoli scrittori crescono.

Marco entrò trafilato trafelato nella stanza, una patina di sudore gli imperlava la fronte, sembrava quasi che avesse visto un fantasma. “Non potrai mai credere a quello che è successo” disse affettatamente.

Luigi alzò lo sguardo dalla scrivania imbrattata di scartoffie e lo guardò con apprensione. “Cosa è successo” replicò serenamente.

“Siamo circondati da morti, morti che camminano, ti rendi conto?” s’affretto a dire agitatamente “Tra poco ci saranno addosso e non ci sarà più niente da fare” sbraitò.

Ok, adesso provate a leggere senza gli avverbi che terminano in -mente.

Marco entro trafilato nella stanza, una patina di sudore gli imperlava la fronte, sembrava quasi che avesse visto un fantasma. “Non potrai mai credere a quello che è successo” disse affettatamente.

Luigi alzò lo sguardo dalla scrivania imbrattata di scartoffie e lo guardò con apprensione. “Cosa è successo” replicò serenamente.

“Siamo circondati da morti, morti che camminano, ti rendi conto?” s’affretto a dire agitatamente “Tra poco ci saranno addosso e non ci sarà più niente da fare” sbraitò.

Detto questo tanti di voi si saranno resi conto dei macelli inenarrabili che questi avverbi combinano in un testo, ancor di più se inseriti all’interno di un dialogo. Sono inutili, ridondanti, meglio toglierli e scrivere semplicemente Lui disse, Lei disse e così via. La prosa che intermezza i dialoghi basta da sola per far capire in che tono un determinato personaggio si esprime.

Danilo lo guardò torvo. Entrambi erano consapevoli che l’uomo che avevano seppellito nel cimitero sarebbe tornato per riscuotere il suo scellino. “Non ci lascerà più in pace” disse debolmente.

L’altro abbassò il capo, quasi non avesse il coraggio e la voglia di guardarlo negli occhi. “Questa volta non la passeremo liscia” sospirò tristemente.

Bene ora non credete che questo breve dialogo comunichi di più senza quei debolmente, tristemente e compagnia bella? Noi crediamo di si e non siamo gli unici a pensarla in questo modo. Questi tipi di avverbi (-mente) venivano usati molto nella narrativa spicciola di tanti e tanti e tantissimi anni fa, talmente tanti che non lo ricordiamo più.

Lo scrittore timido e pigro (mai essere pigri nella scrittura) scrive: Lui la baciò appassionatamente. (Così è giusto, così faccio capire come lui la baciò e buonanotte al secchio)

Lo scrittore sicuro di se e intrapendente scrive: “Lui la bacio con foga” oppure “Lui la baciò con avidità” (NON AVIDAMENTE) o ancora “Lui la bacio” e basta. (potrebbe adare ma si può fare di meglio)

Lo scrittore sicuro di se e intrapendente e con una certa esperienza scrive: Restarono a guardarsi, come se si fossero visti veramente per la prima volta. Le loro anime si erano incontrate più di una volta nell’incoscio del loro essere. Capirono che quello che avevano solo desiderato ora era una certezza, un bisogno. Lui la baciò. Nulla fu come prima.

Ok, ora al di là della discutibile prosa da fotoromanzo, non credete che nel momento in cui lui la bacia il lettore sa esattamente del come la bacia? C’è davvero bisogno di scrivere che la baciò intensamente e poderosamente e amabilmente e impetuosamente?

Cercate di costruire il contorno e le descrizioni esatte intorno ai vostri dialoghi, così da permettere al lettore di immergersi nelle atmosfere che state creando e non annoiarlo con i vostri saltinmente.

Siamo fermamente convinti che, se toglierete dal vostro testo quanti più avverbi possibili (almeno evitateli nei dialoghi), riuscirete sicuramente a far felice voi stessi e i vostri lettori.

La biblioteca di Derry

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About Antonio Ferrara


9 responses to “Serenissimamamente, contemporaneamente e sorprendentemente…

  • antonio lusci

    Scusate, ma si entra trafelati non trafilati. Un errore di sciatteria linguistica che mi da più fastidio di un avverbio in “mente”.

  • anonymous

    Sono “relativamente” (e non in modo relativo) d’accordo.
    La lingua è vasta e ogni modo di esprimersi ha i suoi punti di forza e i suoi punti deboli. Ogni elemento ha la sua precisa funzione e la sua precisa ragione d’essere. L’abilità dello scrittore si vede nella giusta scelta delle parole in virtù di quanto vuole esprimere e non nel dare credito a degli stupidi preconcetti di tipo razziale, verso aggettivi, avverbi e quant’altro.
    La verità sta sempre in mezzo. 🙂

    • Antonio Ferrara

      Si, se ci fai caso, i consigli sono estremizzati, un “relativamente” non inficia assoluta-mente la qualità di una buona fiction, centinaia, sicuramente renderebbero la narrazione poco fruibile. I piccoli consigli che diamo in questi articoli sono in grosso modo i figli del tanto vagabondare tra le oscure lande della realtà editoriale. Cerchiamo di dare qualche dritta e di strappare qualche sorriso 🙂

      • anonymous

        “indubbiamente” XD è così. ma, vedi (ed e soltanto un mio sentore “probabilmente” fallace), (e sta virgola dove devo metterla proprio non lo so… vabbò la lascio là e ci metto un punto pure). vabbò, dicevo che mi sembra che questi consigli esagerati stiano facendo nascere una nuova corrente letteraria che in maniera assolutamente discriminatoria esclude l’uso di parti del discorso di per sé fondamentali ed anche inutili a seconda dei casi.

  • baron the black

    “Mentre i maccheroni discutevano animatamente, la penna TRAFILATA entrò nella stanza.”
    PS. interessanti questi suggerimenti, ho approfondito cose che credevo di conoscere… 😉

  • paola

    IT di King pullula di avverbi che finiscono con -mente, soprattutto nei dialoghi.
    E lui è il Re.

    • Antonio Ferrara

      Il Re ha scritto quel romanzo (stupendo tanti e tanti anni fa) Lui stesso in On Writing “Autobiografia di un mestiere” menziona questo accorgimento e ammetti di aver fatto dei peccati di gioventù 😉 Leggilo, è molto bello.

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