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Il punto esclamativo o ammirativo!

576px-Punto_esclamativo_rosso.svgIl punto esclamativo, noto in passato anche come punto ammirativo,  è uno dei diversi segni di interpunzione adoperati nella scrittura e indica una pausa simile a quella del normale punto fermo. Viene posto dopo un’interiezione o esclamazione (da cui prende appunto nome) per segnalare un tono enfatizzante di sorpresa, forti sensazioni o grida. Molto spesso caratterizza la fine di una frase come, ad esempio, in: “Attenzione!”
Ecco ora sappiamo con esattezza cos’è il punto esclamativo. Bello, dai un tono alla tua frase, fai capire che un certo personaggio come ha detto la sua opinione, lo usi per enfatizzare il tono forte e adirato del narratore verso una certa situazione.

Bene, bene.

DIMENTICATELO!!!

Se volete fare gli scrittori o meglio i romanzieri scordatevi di questo segno d’interpunzione. Alcuni scrittori che usano ancora la macchina da scrivere potrebbero eleminarlo meccanicamente. Per chi usa il computer vi basterà non premere mai contemporaneamente il tasto con una freccia all’insù e il tasto “1” che si trova in alto a sinistra sulla tastiera, lo vedete perché sopra c’è il punto esclamativo.
Bene, fatto questo vi siete salvati.

Esempi pratici.
Marco aveva ascoltato a lungo cosa aveva da dirgli Silvia. In cuor suo sapeva che tutto quello che la moglie le stava raccontando non corrispondeva al vero.
“Adesso basta!” sbraitò.
Silvia non voleva più sentire cosa aveva da dire Marco, tutto le sembra assurdo. Decise di tagliare corto. “Me ne vado!”

Nell’esempio sopraindicato Marco e Silvia hanno una discussione e dalla breve narrazione il lettore si accorge che la situazione è tesa e malinconica. Lo scrittore deve far in qualche modo capire come sono i toni dei dialoghi. Con il punto esclamativo sul “Me ne vado!” si capisce come Silvia lo dice, e in questo caso ci starebbe anche, ma se vogliamo far proiettare il lettore nella stanza non sarebbe meglio evitare quel punto esclamativo? Qualcuno potrebbe obbiettare e dire che togliendo il punto poi non si capirebbe con che tono Silvia si esprime. Perfetto, sono d’accordo, ma se invece scrivessimo:
Silvia non voleva più sentire cosa aveva da dire Marco, tutto le sembra assurdo. Decise di tagliare corto. “Me ne vado,” disse guardandolo negli occhi in segno di sfida. (in questo caso il lettore percepisce come Silvia si è espressa e inoltre lo scrittore ha aggiunto un elemento -guardarlo dritto negli occhi-. (Si capisce che Silvia è determinata)

Silvia non voleva più sentire cosa aveva da dire Marco, tutto le sembra assurdo. Decise di tagliare corto. “Me ne vado,” disse con voce rotta. (in questo caso Silvia è amareggiata)
Silvia non voleva più sentire cosa aveva da dire Marco, tutto le sembra assurdo. Decise di tagliare corto. “Me ne vado,” disse, facendo l’occhiolino. (Silvia in questo caso sta fingendo di essere ironica, dispettosa)

Stiamo uscendo fuori tema, in definitiva il punto esclamativo può essere aggirato con la prosa che precede, intermezza e segue il dialogo. C’è tutto un mondo da descrivere, perché limitarsi a  un punto esclamativo?
Dico questo perché  mi è capitato di leggere manoscritti di esordienti o quasi in cui si faceva un uso spasmodico di questo segno d’interpunzione.

Il commissario lo guardò torvo: “La pagherai!”
L’altro ricambiò lo sguardo. “Non credo proprio!”
“Ti dico che la pagherai! Hai capito?”
L’uomo tenne lo sguardo più che poteva, poi si girò e prima di uscire disse: “Stammi bene! Commissario!”

Ok, evitate cose del genere vi prego, i vostri lettori ringrazieranno.
Ci tengo a precisare che questi consigli che diamo all’interno del Premio Crawford non sono verità universali, si tratta solo di piccoli accorgimenti che messi tutti insieme fanno grandi cose all’interno di un testo. Qualche punto esclamativo all’interno del vostro testo non darà fastidio a nessuno, una paccata messi in ogni dove tramuteranno il vostro testo in una sceneggiatura di un fumetto rendendo poco credibile la vostra fiction.

Per la serie abbiamo visto cose che voi umani e bla bla bla.
Cose tipo questa: Lui la guardò torvo: “Non mi avrai mai!!!” disse arditamente. La legò con una grossa ed ormai consunta e spessa fune…

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Eraldo Baldini per il Premio Crawford

eraldo baldiniEraldo Baldini ha risposto: “presente!” alla chiamata del Crawford. Siamo orgogliosi e lusingati di annunciare che tra i libri in palio al Premio Crawford ci sarà Gotico rurale 2000-2012, ed. Einaudi di Eraldo Baldini (con tanto di autografo).

Amiamo questo libro e la notizia ci riempie il cuore. Non possiamo fare altro che ringraziare Eraldo per la disponibilità nei nostri confronti.

Eraldo Baldini è nato e vive a Ravenna. Nei suoi romanzi e racconti coniuga «gotico rurale», noir e horror in una vena originale. Per Einaudi Stile libero ha pubblicato Medical Thriller (2002), con Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi (riedito nella collana «Super ET», 2006), Bambini, ragni e altri predatori (2003), Nebbia e cenere (2004 e 2012), Come il lupo (2006 e 2008), con Alessandro Fabbri, Quell’estate di sangue e di luna (2008), L’uomo Nero e la bicicletta blu (2011) e Gotico rurale (2012), il libro che l’ha consacrato dodici anni fa, in una versione arricchita di nuovi racconti. Con Giuseppe Bellosi ha scritto Halloween (2006). Ha partecipato inoltre all’antologia The Dark Side (2005). I suoi libri, ristampati piú volte, sono tradotti in varie lingue.
Il suo sito Internet è www.eraldobaldini.it

Gotico Rurale 200-2012 Einaudi

Gotico Rurale 200-2012 Einaudi

Dodici anni dopo, torna il libro culto che ha consacrato Eraldo Baldini, in una edizione arricchita di nuovi racconti.

«Ma che è successo a Eraldo Baldini? Prima faceva soltanto paura, ora fa anche ridere. In effetti tra i registri dell’horror, del noir e del giallo – tutti riassunti assieme ad altro in quella geniale intuizione del “gotico rurale” – c’è sempre stata una vena di umorismo, nero, sulfureo e grottesco. Eraldo ci aveva già dato esempi di ironia e anche comicità, ed è un mae stro nel suonare e fondere assieme tutti i registri narrativi, per cui in questi racconti, assieme a punte di malinconia e vette di orrore, c’è un umorismo a cui brividi di tensione e di sgomento non impediscono di diventare sfrenato. Ma non lasciatevi ingannare. Anche se adesso fa anche ridere, Eraldo Baldini continua a fare paura».

Carlo Lucarelli

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Gotico rurale 2000-2012

° Arrivano dal buio
° La collina dei bambini
° Foto ricordo
° A lume di candela
° Di pietra e di ghiaccio
° Il grande secco
° L’insuccesso scolastico e le sue conseguenze
° Country Fight Club
° In fila per due
° Urla nel grano
° Il Gorgo Nero
° Re di Carnevale
° Chi vive nell’olmo grande?
° Nella nebbia
° La Befana vien di notte
° Notte di San Giovanni
° A volte sbagliano
° I denti del nonno


Danilo Arona per il Premio Crawford

arona_1Dopo i grandi nomi che compongono la Giuria stellare del premio Crawford e la sposorizzazione/collaborazione da parte di Mezzotintis Ebook, siamo orgogliosi di annunciare che lo scrittore Danilo Arona supporterà il premio Crawford mettendo in palio uno dei suoi capolavori in una nuova edizione edita da Edizioni PerSempre di Fabio Larcher con tanto di autografo: Un brivido sulla schiena del drago. Lo abbiamo chiamato e dopo avergli spiegato l’iniziativa lui ha semplicemente risposto: “Presente”.

Siamo veramente contenti del supporto che i grandi nomi del genere “Horror” ci stanno dando, arricchendo di giorno in giorno quest’iniziativa che se è vero che è un concorso per racconti, d’altra parte sta riunendo in un unico contenitore tutti i grandi nomi che ogni giorno sono sul confine della tenebra e alimentano il  genere “Horror” e fantastico in generale. A noi piace quest’audunata, una sorta di chiamata alle penne dei fautori del genere che con grande cuore non si tirano indietro e dicono “presente”.

Siamo orgogliosi di dare il benvenuto a Danilo Arona.

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Un brivido sulla schiena del drago

Di tanto in tanto capita qualcosa di strano sulla A 26, l’auto-strada dei misteri e della morte. Transitando attraverso il Passo del Turchino, può accadere che l’automobile ti s’inceppi. Oppure puoi finire la tua corsa dentro un banco di nebbia da sembrare di essere sospeso sulle nuvole. Se ti è possibile, non fermarti mai. Se proprio la macchina non ne vuol sapere di camminare, tu non uscire. Potresti incappare in qualcosa di terribile. Forse potre-sti scoprire la faccia di Al Godiasca, la più spaventosa, perché non esiste più e ti può guardare.