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Il Crawford intervista Anita Book

Anita book per il premio marion crawfordOggi abbiamo il piacere di intervistare Anita Book, giurata del Premio Crawford.

Come mai hai accettato la candidatura a giurato del Premio Crawford?

La proposta mi è giunta via Facebook, per conto di un mio caro amico, nonché collega blogger/scrittore, Antonio Ferrara. Venerando un maestro dell’horror come King, è stato impossibile resistere a una così prestigiosa occasione.   Il racconto ha reso celebre dei veri e propri maestri del genere come Lovecraft, Poe e lo stesso Crawford.

È difficile scrivere un buon racconto?

Scrivere racconti è forse ancora più difficile che scrivere romanzi. Una narrazione breve, o comunque di media lunghezza, deve essere capace di stabilire lo stesso livello di empatia e suggestioni di una narrazione più prolissa e articolata, e non è un’operazione così ovvia. La stesura di un racconto è finalizzata alla descrizione e allo sviluppo di una situazione in particolare, una sola, e per questo esige un utilizzo sapiente della parola, un’introspezione ponderata dei personaggi, magari con una caratterizzazione influente della loro psicologia, in modo che, se pur nella loro fugace comparsa, lascino un segno, e quell’abilità fondamentale nel saper spiegare il necessario, quanto basta per circuire il lettore e sedurlo. Una dura prova.

Quello che non tolleri all’interno di un testo?

La monotonia dei contesti, delle azioni, dei dialoghi. Nella vita reale tutto scorre seguendo un ritmo preciso, e così deve avvenire in un testo narrativo. Il lettore non può ricevere l’impressione di trovarsi intrappolato nelle sabbie mobili quando legge una qualsiasi storia, ma, al contrario, deve sentirsi elemento partecipe di essa senza nemmeno avere il tempo di accorgersene.

Pensi che da un Premio del genere possa uscire qualche bella sorpresa?

Assolutamente! L’opportunità che questo Premio offre agli aspiranti scrittori è un modo sì di sfidare le proprie capacità immaginative ma anche e soprattutto una maniera per emergere e farsi leggere. I talenti si nascondono ovunque, bisogna solo stanarli.

Il tuo consiglio spassionato ai concorrenti del Premio Crawford.

Leggete, sognate, scrivete. Ininterrottamente e senza condizionamenti. Oh, e terrorizzateci.

 

Ha 24 anni e vive in Puglia. È una grande e appassionata lettrice. Adora lo stile vintage ed è ghiotta di cupcakes. Ama follemente Stephen King — in senso letterale e metaforico — e J.K.Rowling è la sua personale fonte di ispirazione, insieme a Neil Gaiman. Il suo sogno nel cassetto è quello di diventare una scrittrice. Sa che la strada da percorrere è irta di ostacoli ma è pronta a rischiare il “tutto per tutto” pur di non arrendersi. Chissà se ci riuscirà. Da gennaio 2012 è rappresentata dalla TZLA: Trentin & Zantedeschi Literary Agency.
Pagina Ufficiale di Anita Book
Canale youtube di Anita Book
L’ora del Libro di Anita Book

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Alda Teodorani per il Premio Crawford

teodorani la signora delle tortureLa scrittrice Alda Teodorani ha risposto “Presente!” alla chiamata del Premio Crawford.

Il suo capolavoro “La signora delle Torture” sarà omaggiato al vincitore del Premio Crawford con tanto di dedica e autografo. Un prestigioso omaggio che si va ad aggiungere alla nutrita lista di ricompense

Questo volume raccoglie i racconti della scrittrice, che vanno dal 1989 a oggi, ampliata da un corredo di notizie bibliografiche e annotazioni personali che rendono il libro prezioso per chi vuole avvicinarsi alle multiformi capacità letterarie della Teodorani. Ci troviamo di fronte ad un libro che ripercorre tutte le correnti della nuova letteratura italiana contemporanea: horror, fantascienza, splatter, sperimentale, intimismo, con relativi assaggi di pensiero su ciò che è la scrittura. Per questo che a fine lettura, ci troviamo di fronte ad una raccolta, che racchiude in sé l’estremo talento della Teodorani, che è sempre alla ricerca di una forma racconto che sfugge da qualsiasi rigido schema, capace di spiazzare il lettore. In fondo come abbiamo ripetuto all’inizio, la capacità della sua scrittura, ci porta dalle parti indefinite di sentimenti alterni, che ormai noi tutti, o per lo meno una parte, ha provato sulla sua pelle, visto l’incertezza di questi tempi frantumati dall’inesorabile incidere di un era confusa. L’autrice non si allontana mai comunque dalla forma di racconto, perché come dice lei il provare nuove strade, deve anche spingere il lettore a scoprire emozioni rinnovate, che coincide con una evoluzione narrativa certe volte sprezzante, ma stimolante negli spunti intrapresi.

Alda Teodorani official website


Francesca Panzacchi intervistata dal Crawford

francesca panzacchi giuria premio crawfordOggi al Crawford si confessa la scrittrice Francesca Panzacchi, giurata del Premio.

Come mai hai accettato la candidatura a giurato del Premio Crawford?

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Ho sempre amato i racconti horror e poi mi piace molto l’idea di poter scovare nuovi talenti.
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Il racconto ha reso celebri dei veri e propri maestri del genere come Lovecraft, Poe e lo stesso Crawford. È difficile scrivere un buon racconto?

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Non è mai facile, ma è anche e soprattutto una bella sfida. 

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Quello che non tolleri all’interno di un testo?
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Un contenuto banale, che non sia in grado di sorprendere il lettore.

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Pensi che da un Premio del genere possa uscire qualche bella sorpresa?

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Certamente, i concorsi letterari in fondo servono a questo.

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Il tuo consiglio spassionato ai concorrenti del Premio Crawford.
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Il mio consiglio è di scrivere sempre e soltanto quando si è  realmente ispirati.

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Si è laureata in Scienze Politiche all’Università di Bologna con una tesi su Goffman. Scrittrice e fotografa, ha ottenuto importanti riconoscimenti in ambito letterario. Ha collaborato con Il Resto del Carlino e ha pubblicato due audiolibri di fiabe per TreeBook Audioeditore. Con Ciesse Edizioni ha pubblicato La casa di Sveva (2010) che nel 2012 si è classificato III° al Premio Letterario Nazionale “Il Delfino” e II° al Premio Letterario Nazionale “Città di Fucecchio”; Il Normanno (2011) al quale nel 2013 è stato conferito il Premio Speciale della Giuria per il romanzo storico al Premio Letterario Nazionale “Viareggio Carnevale”; la silloge poetica Sospiri (2011); Delitti al castello (2012); Le ricette del desiderio (2012), il libro fotografico D’ombra e di luce (2012) e Andrea contro Sveva (2013). Con Lite Editions ha pubblicato “Il ritorno” (2012). Con Eros Edizioni ha pubblicato “Il desiderio di Giulia” (2013). Nel 2010 ha partecipato alla trasmissione radiofonica di Radio Uno RAI “L’uomo della notte” condotta da Maurizio Costanzo. Il suo racconto “Adesso mi chiama” è stato pubblicato nell’e-book “Italians – una giornata nel mondo” curato da Beppe Severgnini (Rizzoli, 2008). Dal 2011 è direttore delle Collane Light e Blue della Ciesse Edizioni.

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Sito ufficiale di Francesca Panzacchi


Cristina Origone si confessa al Premio Crawford

cristina origone giuria premio crawfordOggi intervistiamo la scrittrice Cristina Origone. Quali saranno i suoi consigli per i concorrenti del Crawford?

Come mai hai accettato la candidatura a giurato del Premio Crawford?

Adoro leggere qualsiasi genere e penso sia sempre un’esperienza utile far parte della giuria di un Premio. Leggere e valutare inediti aiuta a sviluppare il senso critico, essere un giurato è una buona palestra per me. E poi non potevo rifiutare perché è un onore essere in giuria con bravi scrittori.

Il racconto ha reso celebre dei veri e propri maestri del genere come Lovecraft, Poe e lo stesso Crawford. È difficile scrivere un buon racconto?

Sì, è sempre difficile scrivere un racconto e l’incipit è fondamentale, deve catturare il lettore e non mollarlo più. Mi piace paragonare le prime righe di un racconto alle sabbie mobili: quando inizi a sprofondare in una pozza di fango melmosa, è difficile tornare in superficie. Ecco, più o meno deve accadere la stessa cosa,  lo scrittore deve imprigionare il lettore dentro la storia con poche righe e il più è fatto. Non è per niente semplice ma quando si riesce, è una grande soddisfazione.

Quello che non tolleri all’interno di un testo?

La banalità.

Pensi che da un Premio del genere possa uscire qualche bella sorpresa?

I Premi dovrebbero scovare bravi scrittori e i Premi non a pagamento sono una ghiotta opportunità, spero proprio di sì.

Il tuo consiglio spassionato ai concorrenti del Crawford

Leggere molto, confrontarsi con altri autori e fare leggere i propri racconti per avere un parere, per sapere se ciò che si è scritto è interessante oppure è qualcosa di banale e già letto. E poi… pensate alle sabbie mobili mentre scrivete, io sto solo aspettando di sprofondare.

Genovese, ha frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con la rivista Fiction TV. Ha pubblicato diversi libri con la casa editrice Delos Books, fra cui: Come portarsi a letto una donna in 10 mosse (2006) e TIENIMI Come tenersi un uomo/una donna per più di 6 mesi (con Gabriella Saracco, 2009). Nel 2008 ha pubblicato il thriller Avrò i tuoi occhi (Fratelli Frilli Editori) segnalato dalla giuria del Premio Thriller Magazine 2006 come romanzo di qualità.

Suoi racconti sono presenti su diverse riviste e antologie (fra queste il racconto nell’antologia 365 Storie cattive – a sostegno di A.I.S.EA Onlus – a cura di Paolo Franchini e il racconto nell’antologia Nero Liguria – Perrone Editore).

Nel 2009 ha collaborato alla sceneggiatura dello Spot “Campagna integrazione sul lavoro 2009″ per Coordinamento Down, regia di Marzio Mirabella. Nel 2010 ha vinto la ventunesima edizione del premio Writers Magazine Italia con il racconto La quarta sorella. Nel 2013 ha pubblicato il racconto Solo per te su http://www.storiebrevi.it/ (tutte storie brevi da leggere sul cellulare) e il racconto Mia sarà la vendetta nell’antologia Le vendicatrici (Cut-up Edizioni).

Il sito ufficiale di Cristina Origone è: www.origone.it


Il Premio Crawford Intervista Simonetta Santamaria

simonetta santamaria giuria premio crawfordInauguriamo la sezione interviste del Crawford scambiando quattro chiacchiere con la scrittrice Simonetta Santamaria, giurata del Premio Crawford.

Come mai hai accettato la candidatura a giurato del Premio Crawford?

– Far parte della giuria di un premio è sempre un onore, ancor di più se il genere è tra quelli che ami di più. L’horror merita una maggiore attenzione, e un premio letterario non a pagamento – specifichiamolo – è un ottimo mezzo per diffondere il verbo.

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Il racconto ha reso celebre dei veri e propri maestri del genere come Lovecraft, Poe e lo stesso Crawford. È difficile scrivere un buon racconto?

– Non è semplice come molti credono. La sintesi non è un dono che tutti posseggono e condensare al meglio situazioni, emozioni, pathos in poche cartelle è tutt’altro che una passeggiata. Bisogna leggerne molti, di racconti, prima di riuscire a partorirne uno decente. Fidatevi.

Quello che non tolleri all’interno di un testo?

– La sciatteria, prima di tutto. Mi urta uno scritto con errori ortografici, approssimazione nell’impaginazione, font illeggibili: significa mancanza di serietà, impegno e rispetto per ciò che si è prodotto. E poi, l’insopportabile sequela di punti esclamativi e sospensivi…

Pensi che da un Premio del genere possa uscire qualche bella sorpresa?

– Be’, almeno lo spero. Per poter combattere la supremazia degli scrittori stranieri e la relativa tendenza editoriale di importare bestseller anziché puntare su autori nazionali, dobbiamo essere non tanto molti quanto validi. E chi supera la “gogna” di una giuria del calibro di quella del Crawford dev’essere bravo per forza.

Il tuo consiglio spassionato ai concorrenti del Premio Crawford.

– Siate originali. Come mi fu detto all’epoca della mia vittoria al  premio Lovecraft, la banalità non paga: meglio la storia di un cumulo di sacchetti di spazzatura che improvvisamente prendono vita e conquistano un quartiere della solita solfa a base di vampiri. Certo, sull’horror si è scritto di tutto e di più ma la chiave sta nel come narrarlo. E scrivete di ciò che conoscete bene. Ambientate le vostre storie in luoghi familiari, non cercate di imitare lo scrittore preferito scimmiottando nomi e paesi stranieri. Siate voi stessi. Intanto noi siamo qui che aspettiamo i vostri racconti… con la bava alla bocca. 😉

 

Simonetta Santamaria, scrittrice di thriller e horror. Giornalista, irriducibile motociclista, amante dei gatti e delle orchidee.

Ha vinto l’XI edizione del Premio Lovecraft e il Premio Fantastique nell’ambito del I Fantasy Horror Award.

Ha partecipato a numerose antologie di prestigio.
Sua la raccolta di racconti Donne in Noir (Il Foglio Letterario) e l’e-Book Black Millennium (La Tela Nera). Ha scritto Vampiri – da Dracula a Twilight e Licantropi – i Figli della Luna (Gremese), due saggi illustrati sulle più affascinanti e temute creature della notte, tradotti in Francia e Spagna.
E i romanzi Dove il Silenzio Muore (Cento Autori) e Io Vi Vedo (Tea/Tre60).
È rappresentata dall’agenzia letteraria Martin Eden.

Cura, in collaborazione con Maurizio Ponticello, la rassegna letteraria annuale INPASTALLAUTORE. È membro della Noir Factory e collabora con il network Mondocult.

Il quotidiano La Repubblica l’ha definita una delle “signore della suspense made in Naples” mentre per il Corriere del Mezzogiorno è “lo Stephen King napoletano”.

Dice: “Non mi prendo mai troppo sul serio, altrimenti sarei una serial killer”.

FOTO PER LA STAMPA: Alta Risoluzione o Risoluzione per Web

Sito personale: http://www.simonettasantamaria.net


Simonetta Santamaria per il Premio Crawford

simonetta santamaria giuria premio crawfordLa scrittrice Simonetta Santamaria già all’interno della Giuria del premio Crawford ha deciso di replicare rispondendo “Presente!”

Regalerà al vincitore del Premio due libri con tanto di autografo e dedica personalizzata (LICANTROPI I FIGLI DELLA LUNA e VAMPIRI DA DRACULA A TWILIGHT)

Questa è davvero la festa dell’Horror made in Italy. Grazie Simonetta. Grazie davvero per il tuo pieno supporto a questa iniziativa.

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Vi presentiamo i libri.

cover_LICANTROPI_bigLicantropi i figli della luna (Gremese)

«La veste in folto vello si tramuta,/ passano in gambe le protese braccia;/ lupo diventa, e ancor della perduta/ forma ritien la manifesta traccia:/ ché nella fronte, già da pria canuta,/ sta quel piglio tuttor d’ira e minaccia;/ scintillan gli occhi, e pinta è nella fiera/ sua complession de l’odio l’arma atroce.» Ovidio, Metamorfosi

Mentre nella nostra vita si consuma l’invasione vampirica in ogni campo del costume e della società, il suo eterno antagonista, il licantropo, se ne stava nel buio in attesa della prossima luna piena in cui uscire allo scoperto per imporsi alla nostra attenzione. Il mito del succhiasangue nato dalla penna di Bram Stoker ci è stato propinato negli ultimi decenni in ogni salsa e versione […] Il vampiro si è imposto al mondo catturando la mente di ragazzi e giovani signore (entrambi in odore di rivoluzione ormonale).
Ma non c’è stata nessuna mutazione o rivoluzione per il licantropo. Le tendenze e la moda non sono riuscite a plasmare la sua figura. Quella di una bestia feroce. Per una strana e imprecisa alchimia il licantropo è rimasto immune persino all’industria cinematografica hollywoodiana, non è stato addomesticato dalla letteratura mainsteam, e oggi egli è cio che era all’inzio del mito: l’animale selvaggio per eccellenza relegato ai confini del sottobosco folklorico. Eppure […] molte verità sono andate perdute.
Uno degli obiettivi di questo saggio è infatti sfatare le “false verità” che sono state create dai film, riportando la figura del lupo mannaro al suo originario folklore, antropologicamente ben più interessante del mito cinematografico, ve lo garantiamo.
La licantropia non è solo plenilunio, metamorfosi, caccia, brutali uccisioni. Ha alle spalle millenni di storia e di interpretazioni che, così come il vampirismo, affondano le loro radici nell’antico. […]
Un lupo non può diventare un tenero batuffolo profumato di talco né tantomeno un aitante modello vestito Armani o Dolce e Gabbana. Non può far innamorare perdutamente una donna (tranne che nella favola de La Bella e la Bestia) perché nel suo stato di mannaro perde completamente ogni consapevolezza abbandonandosi all’istinto predatorio. Niente sentimentalismi, dunque. Predare per cibarsi. Uccidere per vivere.
E a noi piace questo suo modo di essere selvatico. Quel suo odore aspro di pelo sporco e sangue rappreso. Ci piace perché è riuscito a non piegarsi alle mode della società consumistica, a restare immutato in attesa del prossimo plenilunio e della prossima vittima da sbranare. A non profumarsi. A non cercare di mutare le proprie abitudini alimentari in favore di una coscienza umana che non gli appartiene.
Ma ora è arrivato il momento di presentarvelo, amici lettori. Tendete pure la mano verso questa affascinante creatura, non ve la morderà. Non stavolta, almeno.

(dalla quarta di copertina)

Insieme a Streghe e Vampiri, i Licantropi sono da sempre indiscussi protagonisti dell’universo fantastico mondiale, ma hanno spesso generato falsi miti ed errate credenze sulla loro origine. Questo libro, oltre a essere un dettagliato e approfondito excursus sul fenomeno della licantropia – dal mito del Lupo mannaro alla sua rivisitazione cinematografica, dall’Uomo-lupo nella letteratura e nei fumetti alle numerose leggende popolari che lo circondano – si propone di svelare la vera natura e i reali poteri dei Figli della Luna, fornendo inoltre una risposta ai più svariati interrogativi ai quali hanno dato origine: la licantropia esiste veramente? Come si diventa Lupi mannari? Perché e quando avviene la loro trasformazione? Quali sono i metodi più efficaci per avvicinare, tenere alla larga o addirittura uccidere queste creature? Notizie storiche, informazioni documentate, curiosità e magnifiche illustrazioni fanno del volume una lettura imperdibile per i licantropofili di tutte le età.

cover_V_fronte_bigVampiri da Dracula a Twinlight (Gremese)

«Quando si è eliminato tutto ciò che è impossibile, quello che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità»
Sherlock Holmes, Il vampiro del Sussex, 1927

Chiariamolo subito, così da fugare ogni possibile critica postuma in merito: questo libro non vuole essere un saggio sui vampiri, piuttosto un non-saggio. Non è uno di quegli edotti, accademici, minuziosi, inattaccabili trattati da biblioteca polverosa. No. L’ambizione di questo libro non è quella di annoiare ma di essere una piacevole e briosa guida per chi di voi vorrà intraprendere con noi una sorta di volo a planare sull’universo delle più famose e affascinanti creature della notte che il mito e le leggende ci abbiano regalato.
[…]
Il vampiro è uno dei pochi personaggi presenti nel folklore di tutti i paesi del mondo. Assume nomi e caratteristiche diverse ma resta – immutabilmente – un vampiro. E, mettiamocelo bene in testa, è malvagio. Perché si nutre di sangue umano e uccide per farlo. È spietato, perché non ha un’anima che glielo impedisca. È feroce, perché in lui prevale l’istinto animalesco di sopravvivenza. Ed è proprio questo che ce lo fa piacere. Perché lo giustifichiamo, come giustificheremmo un gatto randagio che mangia un uccellino. Per fame.
Il vampiro è una creatura randagia. Solitaria, indipendente, anaffettiva, orgogliosa. E per quanto lo si possa tentare di “umanizzare”, bisogna lasciargli quell’atavica impronta di randagismo. Altrimenti morirà, spogliato della sua essenza, snaturato e malinconico come una tigre in gabbia.
[…]
Il vampiro è vittima della modernizzazione; non vittima nel senso letterale del termine ma inteso come soggetto attivo e partecipe del progredire dei tempi. Come Darwin fece con l’uomo, anche noi potremmo tracciare la piramide evolutiva del vampiro: dal deforme Nosferatu al tenebroso ed elegante conte Dracula, al cinico Lestat de Lioncourt, al morale Edward Cullen.
[…]
In questo libro non vi diremo che i vampiri non esistono, né faremo il contrario. Non vogliamo deludere aspettative, distruggere convinzioni o convertire seguaci: la fantasia e una buona predisposizione verso tutto ciò che è a noi ignoto sono gli ingredienti basilari per il corretto approccio col mondo dei vampiri.
E sopra tutto questo, aleggia il senso più bello che ci è dato da provare: il mistero.
Siete pronti? Coraggio, andiamo allora. Anzi, voliamo.

(dalla quarta di copertina)

I vampiri esistono? Come nascono, dove vivono e in quante tipologie si suddividono? Quali sono le loro origini e perché esercitano ancora tanto fascino? Queste e molte altre domande trovano risposta nel presente volume, il quale illustra in modo approfondito e dettagliato l’evoluzione che le più amate e temute creature delle tenebre hanno avuto nel tempo, soffermandosi in particolare sul ruolo da esse svolto nel mito e nel folklore mondiali, nella letteratura, nei fumetti, nella musica e nel cinema. […]
Non manca, inoltre, la descrizione di metodi più o meno efficaci per tenere alla larga queste creature o addirittura per ucciderle, qualora si volesse intraprendere la carriera di vampire slayer.
Ricco di disegni e illustrazioni, il testo è una miniera di notizie indispensabili per i vampirofili di tutte le età.

Il sito personale della scrittrice Simonetta Santamaria

S.S.

S.S. & L.B.