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Gli orrori celati dietro le pieghe dell’aggettivo qualificativo

aggettivo-qualificativoGli aggettivi qualificativi indicano una qualità del nome.

Gli aggettivi qualificativi sono la madre della scrittura pigra. Da questi aggettivi deriva la maggior parte dei rifiuti editoriali a scapito degli ingenui autori. Non ve lo dice nessuno, perché nessuno ha a che fare con gli editor delle pluridecoratefantasmagoriche grandi realtà editoriali, ma è così.
Per capirci e non fare inutili giri di parole, facciamo subito degli esempi pratici.
Lo scrittore ingenuo (lo siamo tutti, ma quando scriviamo, torniamo mentalmente indietro di qualche anno e quindi diventiamo ancor più ingenui) scrive: La guardò andare via lungo il viale, era bellissima.
Niente di aberrante, intendiamoci, ma voi volete fare gli scrittori, no? E quindi sarebbe meglio dire: La guardò andare via lungo il viale, i capelli che le ondulavano lungo la schiena gli ricordarono che ci sono cose per cui vale la pena vivere.
Ora qualcuno di voi potrebbe obiettare: “Sì, ma nel primo esempio la frase è più incisiva, breve, colpisce”. Bene, sappiate che non è così. Qualcuno di voi si starà mangiano le unghie dei piedi, ma credeteci se vi diciamo che non è così. Nel secondo esempio arriva un’immagine precisa nella mente del lettore, ovvero l’uomo sta guardando il fondoschiena di una donna bellissima (almeno per quanto concerne il lato B), ma non ha detto che è bellissima, ma il lettore non è stupido e capisce. Nella prima frase lo scrittore si limita a dire che la guardava andare via lungo il viale e che era bellissima, ma così siamo capaci tutti, no? Dov’è finita tutta quella straripante prosa che ci eravamo promessi prima di scrivere questo testo? Dov’è finito il romanziere che è in ognuno di noi? Dov’è?
Altro esempio:
Quando entrò nella stanza notò un armadio enorme e una cassapanca ingiallita. In questo caso lo scrittore si è limitato a far capire al lettore che c’era un armadio enorme (enorme quanto?) e una cassapanca ingiallita (ma ingiallita è anche un’auto, un’amaca, una staccionata).
Non sarebbe meglio scrivere: Quando entrò nella stanza notò un armadio che sembrava sovrastarlo con la sua ombra funesta (è sottinteso che sia enorme), poco distante giaceva una cassapanca che aveva tutta l’aria di essere lì da sempre, tanto da sembrare il cadavere di quello che era stata un tempo.
Certo starai pensando, non è proprio il massimo, si può fare di meglio, ma crediamo che vada meglio, no?
Facciamo gli scrittori o ci limitiamo a scrivere su Facebook?

Altro esempio: La grande macchina si era arenata nel bel mezzo del bosco buio. (niente male)
Ma se la scrivessimo così: La macchina, che sembrava il relitto di una nave fantasma alla deriva si era arenata nel bel mezzo di uno squarcio di tenebra nel bosco. (niente di eccezionale, ma la sentite l’evocazione? Sentite la poesia!?!?
A ogni modo il nostro consiglio è quello di elaborare ed evitare nei limiti del possibile gli aggettivi qualificativi come grande, grosso, pesante, piccolo, bello, brutto e così via. Devi cercare di evocare le sensazioni, di fare arrivare immagini vivide e pulsanti nella mente del lettore. Colpirlo in qualche modo.

Jack era chino sull’uomo che da lì a poco avrebbe crocifisso. Aveva una sigaretta all’angolo della bocca e l’occhio sinistro strizzato per via del fumo che gli arroventava le pupille. Stava per piantare il paletto nella mano del malcapitato con freddezza e un’espressione tranquilla in viso.

“Con freddezza e un’espressione tranquilla in viso” non dice niente di nuovo, prova invece a scriverla così: Jack era chino sull’uomo che da lì a poco avrebbe crocifisso. Aveva una sigaretta all’angolo della bocca e l’occhio sinistro strizzato per via del fumo che gli arroventava le pupille. Stava per piantare il paletto nella mano del malcapitato con la stessa espressione che avrebbe avuto in una domenica di agosto mentre era intento a riparare lo steccato dietro il giardino di casa.

Vedi come ti arriva l’immagine e con che forza? Non hai detto che era tranquillo in viso e aveva la freddezza di un iceberg, ma l’hai sottinteso mediante una similitudine.

Questo è scrivere!

Tutti siamo bravi a scrivere: Marco è bello, Mara è grassa, Patrizia è sincera.

Ma non tutti sono capaci di scrivere:
Marco sembrava una statua greca, non aveva alcun difetto accertabile a una prima occhiata e anche alla seconda non si riusciva comunque a percepire qualcosa in lui che non andasse…
Mara era la tipica persona che quando incrociavi sulle scale della scuola ti metteva a disagio, da sola occupava l’intera rampa e dovevi attendere sul pianerottolo che fosse passata…
Patrizia era una delle poche persone di cui potevi fidarti, non penso che fosse capace di mentire, neanche a fin di bene…

Meditate gente, meditate 😉

La biblioteca di Derry


Serenissimamamente, contemporaneamente e sorprendentemente…

SüdtirolNon siamo impazziti, non preoccupatevi 😉 Ma gli avverbi che terminano in -mente dovrebbero essere aboliti dalla lingua italiana ed evitati come la peste bubbonica all’interno dei dialoghi di un romanzo.

Per la serie piccoli scrittori crescono.

Marco entrò trafilato trafelato nella stanza, una patina di sudore gli imperlava la fronte, sembrava quasi che avesse visto un fantasma. “Non potrai mai credere a quello che è successo” disse affettatamente.

Luigi alzò lo sguardo dalla scrivania imbrattata di scartoffie e lo guardò con apprensione. “Cosa è successo” replicò serenamente.

“Siamo circondati da morti, morti che camminano, ti rendi conto?” s’affretto a dire agitatamente “Tra poco ci saranno addosso e non ci sarà più niente da fare” sbraitò.

Ok, adesso provate a leggere senza gli avverbi che terminano in -mente.

Marco entro trafilato nella stanza, una patina di sudore gli imperlava la fronte, sembrava quasi che avesse visto un fantasma. “Non potrai mai credere a quello che è successo” disse affettatamente.

Luigi alzò lo sguardo dalla scrivania imbrattata di scartoffie e lo guardò con apprensione. “Cosa è successo” replicò serenamente.

“Siamo circondati da morti, morti che camminano, ti rendi conto?” s’affretto a dire agitatamente “Tra poco ci saranno addosso e non ci sarà più niente da fare” sbraitò.

Detto questo tanti di voi si saranno resi conto dei macelli inenarrabili che questi avverbi combinano in un testo, ancor di più se inseriti all’interno di un dialogo. Sono inutili, ridondanti, meglio toglierli e scrivere semplicemente Lui disse, Lei disse e così via. La prosa che intermezza i dialoghi basta da sola per far capire in che tono un determinato personaggio si esprime.

Danilo lo guardò torvo. Entrambi erano consapevoli che l’uomo che avevano seppellito nel cimitero sarebbe tornato per riscuotere il suo scellino. “Non ci lascerà più in pace” disse debolmente.

L’altro abbassò il capo, quasi non avesse il coraggio e la voglia di guardarlo negli occhi. “Questa volta non la passeremo liscia” sospirò tristemente.

Bene ora non credete che questo breve dialogo comunichi di più senza quei debolmente, tristemente e compagnia bella? Noi crediamo di si e non siamo gli unici a pensarla in questo modo. Questi tipi di avverbi (-mente) venivano usati molto nella narrativa spicciola di tanti e tanti e tantissimi anni fa, talmente tanti che non lo ricordiamo più.

Lo scrittore timido e pigro (mai essere pigri nella scrittura) scrive: Lui la baciò appassionatamente. (Così è giusto, così faccio capire come lui la baciò e buonanotte al secchio)

Lo scrittore sicuro di se e intrapendente scrive: “Lui la bacio con foga” oppure “Lui la baciò con avidità” (NON AVIDAMENTE) o ancora “Lui la bacio” e basta. (potrebbe adare ma si può fare di meglio)

Lo scrittore sicuro di se e intrapendente e con una certa esperienza scrive: Restarono a guardarsi, come se si fossero visti veramente per la prima volta. Le loro anime si erano incontrate più di una volta nell’incoscio del loro essere. Capirono che quello che avevano solo desiderato ora era una certezza, un bisogno. Lui la baciò. Nulla fu come prima.

Ok, ora al di là della discutibile prosa da fotoromanzo, non credete che nel momento in cui lui la bacia il lettore sa esattamente del come la bacia? C’è davvero bisogno di scrivere che la baciò intensamente e poderosamente e amabilmente e impetuosamente?

Cercate di costruire il contorno e le descrizioni esatte intorno ai vostri dialoghi, così da permettere al lettore di immergersi nelle atmosfere che state creando e non annoiarlo con i vostri saltinmente.

Siamo fermamente convinti che, se toglierete dal vostro testo quanti più avverbi possibili (almeno evitateli nei dialoghi), riuscirete sicuramente a far felice voi stessi e i vostri lettori.

La biblioteca di Derry